Gli anni ’70 sono stati un decennio sperimentale anche nei gioielli. Accanto a pezzi eleganti e a lavorazioni artigianali di grande interesse, esisteva un universo di oggetti curiosi, simbolici, a volte davvero improbabili. Chiamarli “assurdi” non significa liquidarli: significa riconoscere quanto fossero liberi rispetto ai codici classici della gioielleria.

Molti di questi gioielli nascevano da culture giovanili, viaggi, spiritualità pop, artigianato, fai-da-te, musica e desiderio di distinguersi. Alcuni oggi fanno sorridere, altri sono tornati, altri ancora raccontano bene il clima di un’epoca che cercava nuove forme di espressione.
Perché gli anni ’70 hanno prodotto gioielli così particolari
Negli anni ’70 convivono molte spinte: cultura hippie, disco, artigianato, ritorno alla natura, sperimentazione dei materiali, fascinazione per simboli e pietre. Il gioiello non deve necessariamente essere prezioso. Può essere fatto di conchiglie, pelle, metallo riciclato, perline, pietre semipreziose, plastica o oggetti trasformati.
Questo rende il decennio molto interessante. La domanda non era sempre “quanto vale?”, ma “che cosa dice?”. Un approccio che, in forma più consapevole, torna anche oggi quando si cerca un gioiello capace di raccontare una scelta personale.
I 5 gioielli assurdi più famosi degli anni ’70
1. Il mood ring
Il mood ring, l’anello che cambia colore con la temperatura, è uno dei gioielli più iconici e curiosi degli anni ’70. Veniva presentato come capace di riflettere l’umore, ma in realtà reagiva al calore della pelle attraverso cristalli liquidi termosensibili. La parte interessante non è la precisione, inesistente, ma il desiderio culturale: l’idea che un gioiello potesse dire qualcosa dello stato interiore. Oggi lo leggiamo con più lucidità, ma resta un oggetto affascinante perché unisce tecnologia semplice, simbolo e gioco. Un anello regolabile in rame non imita quel meccanismo, ma conserva l’idea di una materia che cambia nel tempo.
2. Le collane di conchiglie puka
Le conchiglie puka sono legate a un immaginario di spiaggia, viaggio, libertà e cultura surf. Negli anni ’70 diventano un accessorio molto riconoscibile, spesso indossato in modo informale. Da un punto di vista classico potevano sembrare lontanissime dalla gioielleria preziosa, ma proprio qui stava la loro forza: portavano sul corpo un’idea di natura e movimento. Oggi tornano a tratti, ma funzionano meglio se reinterpretate con equilibrio, evitando l’effetto souvenir.
3. Gli anelli ricavati dai cucchiaini
Gli spoon rings, anelli ricavati da vecchi cucchiaini piegati, sono uno degli esempi più chiari di gioiello fai-da-te e riuso creativo. Il manico decorato diventava la parte visibile dell’anello. Da un lato erano oggetti eccentrici; dall’altro raccontavano una sensibilità artigianale e anti-industriale. Trasformare un utensile in gioiello significava cambiare funzione a un oggetto quotidiano. Oggi questa idea parla ancora, soprattutto quando il riuso non è improvvisato ma progettato con competenza.
4. I medaglioni peace
Il simbolo della pace era ovunque: ciondoli, collane, orecchini, bracciali. Negli anni ’70 un medaglione peace poteva essere dichiarazione politica, segno generazionale o semplice accessorio di moda. La sua diffusione lo ha reso fortissimo e, a tratti, quasi consumato. È un buon esempio di come un simbolo possa passare da messaggio culturale a decorazione. Per non renderlo vuoto, oggi bisognerebbe sceglierlo solo se quel significato risuona davvero.
5. Le collane lunghissime di perline
Le collane di perline lunghe, spesso sovrapposte, colorate o naturali, sono un altro classico anni ’70. Potevano essere in legno, vetro, semi, pietre dure, plastica o materiali misti. A volte erano bellissime, altre volte decisamente eccessive. Il loro senso stava nel movimento: seguivano il corpo, l’abito, la musica. Oggi la collana lunga resta interessante, ma richiede composizione. Colore, peso e ritmo devono essere scelti con attenzione, come accade in un pezzo caldo e materico quale il Ciondolo Alchechengi.
Tra spiritualità pop e oggetti quotidiani
Molti gioielli anni ’70 sembrano strani perché mettono insieme elementi che oggi separeremmo: moda e spiritualità, natura e plastica, artigianato e produzione di massa, protesta e decorazione. Il mood ring è un esempio perfetto: usa un meccanismo fisico per suggerire un significato emotivo. Le pietre e i simboli seguono spesso lo stesso percorso, con il rischio di diventare semplificazioni.
Per questo è utile distinguere tra valore simbolico e promessa. Un gioiello può evocare, ricordare, accompagnare. Non deve promettere effetti. Su questo punto, l’articolo Responsabilità personale e pietre offre una lettura molto coerente con il modo Luartisan di trattare il tema.
Materiali poveri, idee forti
Una delle lezioni più interessanti degli anni ’70 è che un gioiello non deve essere prezioso per essere memorabile. Conchiglie, cucchiaini, perline, pelle e simboli stampati sono materiali semplici, ma hanno costruito un immaginario potentissimo. Naturalmente questo non significa che qualsiasi oggetto possa diventare un buon gioiello. Serve proporzione, cura, durata, relazione con il corpo.
Il confine tra oggetto curioso e gioiello riuscito sta proprio lì: nella qualità della trasformazione. Anche una pietra naturale, per esempio, va letta e montata con attenzione. Se ti interessa questo passaggio, puoi leggere come leggere una pietra naturale.
Curiosità
Una curiosità: il mood ring diventò popolare a metà anni ’70 proprio perché intercettava due desideri del periodo, tecnologia e introspezione. Era un oggetto industriale, ma prometteva una lettura personale. Questa contraddizione lo rende ancora oggi affascinante: era insieme gadget, gioiello e piccolo specchio simbolico.
Cosa rimane oggi di questa tendenza?
Rimane la voglia di sperimentare. Oggi possiamo riprendere dagli anni ’70 l’uso di materiali naturali, le collane lunghe, i simboli e il colore, ma con più controllo. Non serve accumulare tutto. Un solo elemento può bastare: un anello importante, una collana con pietre, un bracciale con Charm Albero della Vita con colori caldi. Per approfondire il tema cromatico puoi leggere Colori caldi e colori freddi.
Un modo diverso di guardare i gioielli
I gioielli anni ’70 più curiosi ci ricordano che il gioiello può nascere anche fuori dalle regole tradizionali. Ma la libertà non esclude la cura. Nel mondo Luartisan l’ispirazione può arrivare da simboli, pietre, materiali e memorie culturali, ma il risultato deve restare concreto: un oggetto ben costruito, indossabile, coerente con chi lo sceglie e capace di durare oltre la suggestione del momento.
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